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| Mario | » |

Per non dimenticare Alessandro
Non recidere, forbice, quel volto,
solo nella memoria che si sfolla,
non far del grande suo viso in ascolto
la mia nebbia di sempre.
Un freddo cala...Duro il colpo svetta.
E l'acacia ferita da sé scrolla
il guscio di cicala
nella prima belletta di Novembre.
(E. Montale, Le Occasioni)
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| Patrizia | » |
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Da quanto tempo ci conosciamo Zizibetta e Mario? Faccio fatica a contare gli anni, ma sono tanti, anzi ora ve lo dico: suppergiù 36 anni!. Ho conosciuto Ale a una festa a casa dei Pellizzari, avevamo forse 18 anni a testa, ma voi la storia la conoscete bene ed è esercizio inutile ripercorrerla in questa occasione. Attraverso Ale ho conosciuto voi e le vostre famiglie, e per quattro e passa anni siamo stati tutti molto insieme, divertendoci direi parecchio e volendoci anche molto bene. Mi vengono in mente tanti ricordi, tanti volti, tanti amici, tanti personaggi, luoghi, situazioni, ma non voglio che questa lettera diventi uno scambio di intimità, non credo che sia giusto, andando su un sito poi..., ognuno dovrebbe tenersi per sè quello che ritiene più opportuno e non farne uno sbandieramento pubblico, anche se di fatto viene richiesta una testimonianza. Mi piacerebbe tanto però, fra un pò di tempo, farmi un teté a teté - come diceva una rispettabilissima signora della cerchia delle nostre madri - con Elisabetta per piangere e ridere insieme, io e lei da sole.
Forse non tutti sanno quanto Ale sia stato presente nella mia vita anche negli anni successivi alle rispettive scelte e percorsi diversi. Non credo proprio che sia una prerogativa riservata a me, anzi al contrario penso che sia un fattore comune a molti di noi. Lui era presente nella vita di tutti coloro che ha amato e a cui è stato legato in molti modi.
La nostra amicizia è stata profonda, anche se non ci sentivamo spesso e non ci vedevamo spesso. Ma quando ci andava e uno dei due voleva avere una "chiacchiera libera " e "senza frontiere" ecco che si acchiappava il telefono e, interruzioni varie permettendo (soprattutto dai rispettivi uffici), ci facevamo le nostre confidenze, le nostre risate, rivisitando un pò il passato, pensando al futuro, valutando il presente, le rispettive difficoltà, insomma un 360°, come è tanto di moda - ahimè - dire adesso.
Quando ha cominciato a stare male tanti anni fa, l'incredulità e il dolore che ho provato è stato penetrante, invasivo, ero preoccupata e impotente, come tutti noi. Ma lui era forte, talmente forte, sicuro e deciso che mi dava speranza e fiducia che le cose potevano cambiare, e dalla prima telefonata quasi in punta di piedi che ebbi con lui, in quel momento così difficile, ho ripreso a parlargli come avevo sempre fatto, in totale libertà, andamento della malattia inclusa. Forse non farlo sentire "il malato" potrebbe averlo incoraggiato ad affrontare con la solita caparbia energia la sua vita lavorativa, affettiva, sentimentale. O forse è solo una mia arrogante illusione.
Si può misurare la generosità di una persona? non lo so, ma Ale era un uomo generoso, capace di amare la vita, capace di amare, capace di puntare sulla felicità, capace di dare, capace di esprimersi, capace di perdonare, capace di cercare, capace di aiutare, una roccia. Non ha mai gettato la spugna ed ha sempre creduto nella vita, anche nei momenti in cui le speranze si affievolivano e l'umore non era smagliante.
Ha partecipato al mio matrimonio nel settembre del 2005, ed ha voluto una foto con i vecchi amici presenti alla festa: è una bellissima foto, piena di allegria, che ho voluto dare a sua mamma. Non voglio piangere!
Mi rendo conto che anche senza volerlo sto dando una testimonianza personale, e forse anche banale, sull'onda dell'emozione che mi crea scrivere su Ale. Quanti di noi stanno pensando e scrivendo le stesse cose per questo incontro su internet? Se così è, è giusto che siamo amici di Ale, che è il nostro punto di incontro e di unione per il solo fatto che tutti, chi più chi meno, lo abbiamo conosciuto. Io non riesco ad esprimere tutto quello che avrei da dire sul mio tenero amico, o ad essere originale, nè voglio esserlo.
La scomparsa di Ale ha travolto e stravolto la vita di molti di noi, soprattutto di alcuni di noi, e penso per primi ai suoi figli, che lui adorava, e alla sua famiglia. Ma c'è un pensiero felice che emerge in me fra i pensieri tristi: in una vita che di vere grandi personalità non è davvero prodiga in nessun campo e a nessun livello, dove impera la mediocrità, il furbo-sciocco vince, l'appiattimento incalza, io (e voi) abbiamo avuto la possibilità e l'occasione di conoscere, stimare, amare, godere della presenza e dell'amicizia di un uomo straordinario, Ale, per l'appunto. Nessuno che lo abbia veramente conosciuto lo potrà scordare, è e sarà sempre una presenza ben viva nel cuore e nella mente di ognuno di noi, che siamo qui a parlarne insieme e che insieme vogliamo fare qualcosa per onorarlo.
Un bacio ad Ale, a te Eli, a Mario e a tutti voi
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| Filippo | » |
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ciao,
ho visto alessandro per l'ultima volta nel giugno del 2005 nella sua stanza ad agora'.
nell'ultimo anno e mezzo io e mia moglie abbiamo avuto una bimba di nome viola, il che mi ha portato, oltre ai frenetici viaggi di lavoro intorno al mondo a non riuscire piu' a fermarmi a via germanico per un pranzo da franchi.
ogni tanto passavo di li' e provavo a chiamarlo sul cellulare ma senza successo.
gli ho scritto un sms quando e nata viola, ma apprendo solo stasera che non lo ha mai letto.
scrivo questa mail nel vuoto, non so chi la leggera'.
sei sempre stato e sempre rimarrai una guida, un fratello maggiore che non ho mai avuto, mi hai visto sbagliare (e metterti nei guai con i miei sbagli e la mia inesperienza) e mi hai sempre accudito, le tue parole mi hanno sempre accompagnato nei momenti delle scelte.
sono fortunato ad averti incontrato e ad averti ascoltato.
ti rivedo mentre mi fai sedere sul tuo divano ad angolo nella tua stanza ad agora' e mi chiedi di raccontarti il mio anno passato, mi facevi sentire grande.
mi ricordo quando ti raccontai che io e luigi ci 'eravamo associati' per fare il sito di agora'... senza sapere cosa significasse e solo per darmi un tono... e tu non battesti ciglio, mi facesti sentire un vero fornitore, un vero consulente...
ci facesti anche il primo contratto.
uno dei miei rimorsi rimane quando non venni a bruxelles con te per presentare il progetto della intranet del lusaka mining forum, dopo aver fatto il progetto... non venni per la sola ragione che avevo paura dell'aereo, non lo ammisi mai, ma tanto fu. ti dissi che stavo iniziando un nuovo lavoro (vero) e che non potevo assentarmi. non era vero. avevo paura dell'aereo.
tu ci sei rimasto male, perche' mi avevi dato fiducia, ma mi hai lasciato fare. mi hai lasciato sbagliare, mi hai lasciato libero e non me lo hai mai rinfacciato.
mi hai fatto imparare.
adesso sono frequent traveller per i tre grandi gruppi aerei del mondo.
sono sempre in aereo.
poi penso a quando siamo andati a parigi, credo fosse la prima riunione dello stesso progetto.
era la mia prima trasferta.
avevo una cravatta nuova, regalatami per l'occasione.
ero al tuo fianco durante la riunione, alla tua sinistra.
feci il mio intervento sulle interfacce web e sulla strategia di comunicazione.
ero diventato grande.
mi dicesti di comprare il nokia 6150, il "telefono totale".
lo comprai.
quando e' nata viola, ti ho scritto un sms.
mi avresti abbracciato forte, saresti stato orgoglioso di me.
mi avresti detto: "adesso inizia la vera vita, ben arrivato".
avrei voluto che lei ti conoscesse.
le parlero' di te.
passero' da franchi per mangiare insieme a te.
vorrei solo ascoltare ancora la tua voce di fratello maggiore.
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| Enzo | » |
Alessandro,
Sei stato il compagno di lavoro con cui ho condiviso l’esperienza professionale finora più ricca della mia vita. Benché tu fossi ben più giovane, ho trovato lavorando con te un altissimo grado di sintonia e di complementarità, e un mix ineguagliato di affetto e di stima.
Pensavi in positivo. Come hai fatto nei lunghi, durissimi anni della malattia. Riuscivi a moderare senza mortificarlo il mio orgoglio, quando ero tentato di mandare all’aria il misero quadro di istituzioni e di competenze con cui ?molto spesso? eravamo costretti a confrontarci.
Avevi qualità e coraggio. Scippatoci il terreno della competizione professionale nel nostro paese, sapevamo di poterci misurare alla pari, nel mondo, nelle sfide qualitative più avanzate. L’abbiamo fatto, tante volte insieme, e comunque sempre raccontandoci l’un l’altro le nostre fatiche e i nostri successi.
La tua grande attenzione umana verso le donne e gli uomini con cui lavoravamo, mi sorprendeva. Il senso di gruppo che riuscivi a infondere. I pensieri delicati e motivanti, inclusa la cura affettuosa con cui non mancavi di ricordare i compleanni e i capodanni.
Ammiravo la tua allegra e affilata ironia. Due settimane fa ci siamo rotolati dalle risate ironizzando sull’Italia delle opacità. Ti ho raccontato di aver letto un interessante articolo sul darwinismo, sull’Economist, e poi te ne ho portato una copia. L’articolo spiegava come il salto evolutivo dai primati all’uomo non sia dovuto, come spesso si pensa, all’istinto selvaggio dell’homo homini lupus. Ma, al contrario, al fatto che il nepotismo, lo spirito di clientela e la difesa senza regole del clan sono tratti tipici della società dei primati. Laddove l’homo sapiens nasce con la consapevolezza che i rapporti tra individui possono essere regolati dalla trasparenza e dall’interesse comune.
Ti saluto Zolondi. Dal tuo Zaputo, che insieme a Zartelli e altri amici cari era parte di un sodalizio di intelligenze, che ?infilato sempre, come ridendo notavi, al fondo di tutti gli elenchi ufficiali? ha saputo dare un senso non scimmiesco alle cose che insieme ha fatto.
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| Adriana | » |
Ho letto queste parole e subito gli avrei scritto perché ho pensato, e
cambio tempo, che gli piaceranno moltissimo.
"Ciò che è leggero non si dilegua e non va in fumo, gira per l’aria senza
lasciare traccia ma ha una sostanza, una storia, un suo passato. Non
nasconde oscure pesantezze, massi sotto il tappeto, dolori, ferite ancora
vive. Ha attraversato con la leggerezza antiche barriere e può regalarsi
l’intensità del volo, con uno sguardo sul mondo differente da quelli che ne
sono ringhiosamente avviluppati".
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| Martin | » |
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Chers amis d'Alessandro BOLONDI, il ne me sera pas possible d'être avec ceux
d'entre vous qui seront à Rome le 31 des courants pour renforcer la mémoire
d'Alessandro, à qui je pense souvent pendant mes heures de loisir. Il a été
un grand collaborateur, compétent et surtout un ami loyal et fiable. Il a
prêté des services d'une grande qualité à la Commission Européenne et il m'a
toujours aidé avec ses rapports d'expertise précis et bien conçus.
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| Elisabetta | » |
Dopo aver traversato terre e mari,
eccomi, con queste povere offerte agli dèi sotterranei,
estremo dono di morte per te, fratello,
a dire vane parole alle tue ceneri mute,
perché te, proprio te, la sorte m’ha portato via,
infelice fratello, strappato a me sì crudelmente.
Ma ora , così come sono, accetta queste offerte
bagnate di molto pianto fraterno:
le porto seguendo l’antica usanza degli avi,
come dolente dono agli dèi sotterranei.
E ti saluto per sempre, fratello, addio!
Catullo, Traduzione di Salvatore Quasimodo
In questi mesi la presenza di Alessandro non mi ha mai abbandonato; l’ho sentito sempre vicino a me, per ridere insieme, per ricordare episodi della nostra lunga infanzia ed adolescenza condivise, per litigare qualche volta; lo rivedo spesso nelle espressioni dei suoi figli, Arturo e Adriano, nei suoi abiti che mio figlio Giovanni indossa con orgoglio, nei cd che mi ha registrato l’ultima estate della sua vita, con le canzoni che più avevamo amato, nella pesante eredità che ha lasciato un po’ a tutti noi familiari, nelle tante fotografie che testimoniano la sua vitalità, il suo entusiasmo, la sua curiosità per le persone e per i luoghi, nel dolore inconsolabile di nostra madre, nelle testimonianze di affetto e di stima che provengono da tante diverse persone.
Tutti quelli che lo hanno conosciuto e lo hanno amato hanno un loro Alessandro da ricordare.
Io voglio ricordarlo e salutarlo per sempre con le parole di un poeta lontano nel tempo, Catullo, che nella moderna traduzione di un grande della poesia contemporanea ha saputo parlarmi e commuovermi. Voglio condividere questa emozione con tutte le persone, amici, parenti, collaboratori, seguaci, compagni di strada che ci siamo sentiti vicini in questo primo anno così dolorosamente lungo e così tristemente vuoto.
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| Claudia | » |
Ho incontrato Alessandro durante le feste di Natale del 1988, all’età dei miei quasi 34 e dei suoi quasi 36 anni.
Sapevamo entrambi di esistere da sempre, ma ci incontrammo solo a conclusione di quel anno. Rassicurati da alcune somiglianze, ci incuriosimmo delle nostre diversità: tante, anche se più di forma che di sostanza.
Nell’agosto dell’89 facemmo un bellissimo viaggio in Grecia, a cavallo del suo BMW di cui era orgoglioso. Fu un viaggio magnifico: ci si conobbe a sufficienza per ritrovarmi incinta di Arturo dopo tre mesi, senza nessuna parola, senza nessun progetto.
Era in Africa quando lo raggiunsi al telefono per comunicargli la notizia: non dimenticherò mai la sua gioia e la sua commozione.
Si stava facendo un figlio senza averne mai parlato, come se fosse per noi la cosa più naturale del mondo, senza dubbi, senza riserve.
La nascita di Arturo fu un’enorme felicità per tutti e due, tanto che ad agosto del 91 mi trovai di nuovo incinta di Adriano. Una gioia condivisa che si rinnovava conservando la stessa intensità della prima volta.
Abbiamo cresciuto insieme i nostri figli desiderati ed amati, con una grande sintonia e un totale accordo, anche quando la nostra vita si è complicata.
Ale ha trasmesso loro fino alla fine e con forza i suoi pensieri e anche i suoi piaceri: lo sci, la barca a vela, il rispetto e l’attenzione al mondo intorno fatto di persone e di cose e con grande coraggio ha dimostrato loro che la vita va affrontata anche quando è complicata.
Oggi lo ritrovo in loro, ognuno a suo modo e con le sue diversità.
Ale mi manca, anche se lo sento affianco a me ogniqualvolta mi trovo a dover prendere delle decisioni che riguardano i ragazzi. E questo perché, oltre al ricordo delle tante cose affrontate insieme, ha visto bene di lasciarmi un messaggio che conservo gelosamente e che rileggo ogni volta che ne ho bisogno.
Era il 19 agosto del 2005, giorno del compleanno di Arturo: ero in Marocco con i ragazzi, mentre lui era a Roma a concludere l’ultimo protocollo sperimentale di terapia, nel tentativo di allungare il suo futuro. Ricevetti un messaggio che diceva così:
“Tanto per cominciare auguri a te che sei la mamma più stupenda che quei due potessero sognare e che io potessi sognare per i miei figli. Quella domenica e quel giovedì (di domenica nacque Arturo e di giovedì Adriano) furono un po’ faticosi, ma ne è valsa la pena. Ti voglio bene”
Ecco il sostegno che mi ha lasciato, e questo messaggio mi fa tanta compagnia.
Sarebbe felice di esser qui oggi, insieme a tutti noi. Sarebbe felice di stare in questo istituto dove lavorava quando lo conobbi.
Ringrazio tutti infinitamente, Carlo, Enzo, Mario e Sergio promotori di questa iniziativa, per la loro disponibilità e il loro sincero affetto.
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| Sonia | » |
Il mio capitano. Era così che avevo cominciato a chiamarlo da qualche tempo, da quando cioè con una grande dose di incoscienza ci avventurammo con i nostri figli in una mitica e indimenticabile vacanza in barca.
Abbiamo vissuto momenti spensierati e intensi. Io l’amica delle vacanze, la ex compagna universitaria ritrovata grazie a Claudia. Abbiamo condiviso le nostre passioni, lo sci e la vela insieme alle persone a noi più care: i nostri rispettivi figli e Claudia.Ho dei bellissimi ricordi gli ho voluto molto bene, ma sono i miei ricordi. Credo di essere stata fortunata ad averlo come amico.C’era sempre quando ne avevi bisogno e sempre pronto a darti quel consiglio che ti aspettavi.
Quando ritorno a Selva, mi si stringe il cuore, guardo sciare i ragazzi e penso a quanto gli avrebbe fatto piacere vedere che “schegge” sono diventati Arturo e Adriano.
Ciao mio capitano, mi piace ricordarti così. Prudente e temerario allo stesso tempo. Sei stato un meraviglioso compagno di vacanze, le nostre chiacchierate dopo aver messo a letto i ragazzi, mi tornano alla mente. Le tue analisi politiche così lucide mi appasionavano. Meno lucide erano le nostre riflessioni sui rapporti, ma era per questo che mi divertivo a parlarne con te perché non mi sentivo giudicata ma capita. Chissà cosa avresti detto ora. Grazie di tutto
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| Riccardo | » |
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Ognuno di noi sente, in certi periodi dell'anno, che l'aria comunica
qualcosa legato ai propri ricordi.
Il mese di gennaio è per me segnato da eventi dolorosi, l'ultimo dei quali è
rappresentato dalla scomparsa di "ALE", come l'ho sempre chiamato da quando
ci siamo conosciuti, quando i nostri figli Adriano e Ludovico hanno scoperto
una amicizia vicina alla fratellanza, con in più, rispetto ad essa, la
libertà della scelta.
Abbiamo quindi vissuto insieme, alle spalle e al fianco dei nostri figli, la
vita di quegli anni che vanno dalla loro prima elementare (1998), fino ad
oggi e, voglio sperare, per tutto il tempo che avremo.
Ale è stato per me un amico della maturità, ma con il quale ho condiviso una
sensibilità per le cose che nascono nel cuore dei ragazzi, che vengono
conservate per sempre e che rendono piacevoli gli adulti.
Oggi continuo a vedere i suoi ragazzi, nei cui occhi e nelle cui parole, nel
cui muoversi, traspare qualcosa di lui, nonostante non li abbia mai sentiti
parlare della loro perdita.
Il dolore col tempo si radica, si fa acuto, si trasforma in rabbia e io
penso spesso ad Ale e a tutto quello che ci siamo persi con la sua partenza;
soprattutto l'aiuto che con la sua spietata lucidità ci dava
nell'interpretare i fatti della vita, della politica, delle persone.
Il 31 sarà per me un giorno triste, come sono tristi tutti i momenti in cui
penso che Ale e le altre persone che amo, non ci sono.
Ciao Ale, Riccardo
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